• 11 MAG 17

    Niguarda – quale continuità per i pazienti?

    Fino a poco tempo fa all’ospedale Niguarda di Milano erano in servizio 2 medici con specifiche competenze in tema di neuropatie autoimmunitarie. Di recente un medico ha assunto un incarico a tempo determinato in altra città e il secondo medico a breve prenderà servizio come primario in altra sede.

    In Lombardia i pazienti di CIDP e delle altre forme immunomediate sono poco più di 500 e di questi 94 sono seguiti al Niguarda. Si tratta quindi di un importante ospedale di riferimento al quale i pazienti hanno sempre riconosciuto una immensa gratitudine per la competenza e l’adeguatezza nelle fasi di diagnosi e di presa in carico.

    Per capire quale futuro attende i pazienti del Niguarda la CIDP Italia ONLUS ha chiesto informazioni al coordinamento lombardo malattie rare e al referente ospedaliero delle malattie rare.

    L’associazione ha anche interessato della questione la Federazione delle malattie rare UNIAMO la cui presidente è anche referente delle Associazioni di Pazienti Malattie Rare Lombardia come da delibera della Direzione Generale Salute Regione Lombardia n. 559 del 25/11/2014.

    La nota inviata ufficialmente al Direttore Generale e al Direttore Sanitario dell’ospedale Niguarda e per conoscenza alla alla Regione e al Coordinamento Regionale Malattie Rare chiede ogni possibile intervento affinché il Niguarda continui ad essere il riferimento di questi 94 pazienti.

    Riteniamo infatti che l’individuazione di un centro di riferimento per patologie rare sia da una parte un riconoscimento alle risorse umane e strumentali presenti in ospedale ma al contempo risponda a esigenze di pianificazione strategica delle politiche della salute da parte della Regione.

    Chiediamo quindi che a fronte di 2 medici con specifica competenza sulle neuropatie disimmuni, vi sia quanto prima una integrazione dell’organico con un altro medico di analoga competenza. Magari anche consentendo il ritorno di uno dei 2 medici che, forse per ragioni di precariato, ha assunto l’incarico a tempo determinato in altra sede. Sarebbe in questo caso la soluzione ottimale per tanti pazienti che erano già in cura, con soddifazione, presso quell’ospedale e quel medico.