Neuropatie da chemioterapia e disimmuni: perché sono diverse

Neuropatia è la parola che indica in modo generico una “malattia dei nervi”. Parlare di neuropatie significa quindi individuare semplicemente una categoria dentro la quale troviamo poi molte patologie specifiche e diverse tra loro.

Il fatto che le neuropatie interessino i nervi periferici dà luogo a sintomi spesso simili. Ma questo non significa, in automatico, che le neuropatie abbiano anche la stessa causa o che vadano diagnosticate e curate nello stesso modo.

Un tipo di neuropatie che è spesso confuso con CIDP, GBS, MMN e varianti, è quello causato dalla tossicità neurologica di certi farmaci utilizzati nella cura dei tumori. I pazienti oncologici possono sviluppare malattie dei nervi, con sintomi molto simili alle neuropatie disimmuni (formicolii, perdita di equilibrio, mancanza di forza muscolare), ma si tratta di patologie molto diverse e non bisogna fare confusione.

Che cosa causa le neuropatie nei malati di tumore?

«Sino a oggi sono state formulate diverse ipotesi, ma nessuna di esse ha permesso di giungere ad alcuna certezza e questo rappresenta un serio problema per la identificazione di trattamenti efficaci» spiega il professor Guido Cavaletti, neurologo, docente di Anatomia umana all’Università Milano-Bicocca e da anni impegnato nello studio delle neuropatie tossiche causate dalla chemioterapia. Proprio per i suoi meriti in questo campo ha ricevuto il prestigioso premio Alan J. Gebhart 2020 conferito dalla Peripheral Nerve Society.

Che cosa le rende diverse dalle neuropatie disimmuni? 

«Sono molto diverse perché, in questo caso, l’evento e il momento nel quale inizia il danno sono chiaramente identificabili e noti. Inoltre, al momento non esistono indicazioni certe che possano far pensare che la risposta immunitaria sia il principale motivo del danno al nervo, anche se in alcune forme molto specifiche questo non è del tutto escluso».

Qual è il trattamento di una neuropatia che è la conseguenza della chemioterapia?

«Al momento non ci sono terapie di prevenzione efficaci, nonostante ci siano diversi studi in corso o programmati. Quindi ci si limita al trattamento dei sintomi che però è in genere poco efficace, oppure si procede alla modifica del trattamento oncologico, fino alla sua sospensione, nei casi più gravi, con evidenti possibili ripercussioni sull’outcome oncologico».