• 31 MAG 18
    Nuovi studi clinici per la CIDP

    Nuovi studi clinici per la CIDP

    Nuovi studi clinici per la CIDPCome noto le immunoglobuline umane sono il trattamento di prima linea per la cura della CIDP nelle sue forme tipiche. Il trattamento è molto costoso e va ripetuto frequentemente con un accesso ospedaliero per molte ore per una media di 4-5 giorni al mese.
    Molto spesso ci si è posto l’interrogativo della sostenibilità nel lungo periodo di tale trattamento.
    In realtà, in una neuropatia cronica demielinizzante simile alla CIDP e caratterizzata dalla presenza nel sangue di specifici anticorpi contro una molecola del nervo detta MAG, è noto che le immunoglobuline e il cortisone non apportano beneficio al paziente e alcuni recenti lavori suggeriscono come farmaco di prima linea il Rituximab. Si tratta di un farmaco usato in oncologia e onco-ematologia che può apportare benefici a distanza di 4 mesi dalla somministrazione e i cui effetti benefici possono persistere anche per più di un anno. Il Rituximab agisce contro gli anticorpi CD20+ B linfociti.

     

    Il progetto di studio è stato promosso dal prof. Nobile-Orazio dell’Istituto Humanitas di Rozzano (Mi) ed è stato finanziato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Lo studio coinvolgerà l’Istituto Clinico Humanitas, Città della Salute e della Scienza di Torino, l’Istituto Neurologico Besta, l’Ospedale San Raffaele di Milano, la Fondazione Istituto Neurologico Nazionale Mondino, l’Università di Padova, l’Università di Genova e l’Università di Napoli.

    prof. Nobile-Orazio dell'Istituto Humanitas di Rozzano (Mi) Credit photo: humanitas.it

    Saranno individuati in tutto 60 pazienti della forma tipica che rispondono alle immunoglobuline. Metà sarà trattata con Rituximab mentre l’altra metà farà il placebo. In particolare saranno effettuate 2 infusioni da 1 grammo ciascuna; la prima una settimana prima del ciclo di immunoglobuline e la seconda una settimana dopo l’infusione di immunoglobuline. I pazienti continueranno a fare le immunoglobuline per 6 mesi oltre l’infusione del Rituximab per poi sospedere. Nel momento in cui tutti i pazienti sospenderanno il trattamento ci si aspetta che i pazienti che hanno fatto il placebo peggiorino e in questo caso si riprende immediatamente il trattamento endovenoso mentre quelli che hanno fatto il Rituximab rimangano, almeno per la maggior parte dei casi, in remissione.
    Lo studio è in fase di approvazione nei vari comitati etici e i pazienti inizieranno il trattamento già a settembre 2018.

    Sempre con capofila l’Istituto Humanitas e il prof. Nobile-Orazio è di prossima realizzazione uno studio di efficacia del Rituximab per i pazienti che non rispondono alle immunoglobuline né al cortisone.