Il premio Alan Gebhart al professor Cavaletti per l’impegno sulle neuropatie periferiche

Un riconoscimento all’eccellenza della ricerca italiana e ai passi in avanti fatti per migliorare la qualità della vita delle persone con una neuropatia periferica.
Nel suo meeting annuale a giugno 2020, la Peripheral Nerve Society ha assegnato la nuova edizione del premio Alan J. Gebhart al professor Guido Cavaletti, neurologo, prorettore alla Ricerca e docente di Anatomia umana all’Università Milano-Bicocca.

E’ la prima volta che la PNS, la società scientifica internazionale per lo studio e la cura delle patologie del nervo periferico, assegna a un italiano questo prestigioso riconoscimento che è stato istituito nel 2015 allo scopo di valorizzare i più importanti percorsi di ricerca del mondo nel campo delle neuropatie periferiche.

Un premio che, in questo caso, non è stato assegnato a un singolo progetto, ma è un tributo all’impegno di tanti anni nello studio, nella pratica clinica e sperimentale sulle neuropatie tossiche, in particolare quelle provocate dai farmaci chemioterapici nei malati di tumore.

guido cavaletti
Guido Cavaletti

«Era il 1990 quando ho iniziato a occuparmi di neuropatie periferiche nei pazienti oncologici» spiega il professor Cavaletti. «Ero un giovane medico e il fatto che quel compito all’interno del team venisse affidato proprio a me, rende l’idea di quanta poca rilevanza fosse data a queste patologie in quel periodo. Erano viste come marginali, periferiche in tutti i sensi. Dunque era considerato normale che a occuparsene fosse “quello giovane”, l’ultimo arrivato. Per molto tempo i danni a carico del sistema nervoso periferico sono stati considerati solo uno dei possibili effetti collaterali – pesanti ma necessari, che un malato di tumore doveva mettere in conto per curarsi. Per esempio, non si dava la necessaria rilevanza al fatto che la neuropatia non sempre regredisce con la fine della chemioterapia. Può succedere infatti che molte giovani donne guarite dal cancro alla mammella – e ormai si guarisce nel 90% dei casi – continuino però a convivere con i formicolii, la perdita di sensibilità, i problemi di equilibrio causati dalla neuropatia. Eppure fino a qualche anno fa era difficile parlare della rilevanza di una neuropatia periferica persino con i neurologi, figuriamoci farne capire l’importanza a un oncologo. Dopo vent’anni, questo premio testimonia come le cose siano cambiate profondamente e questo a beneficio di tanti pazienti».

Passi avanti che, secondo il professor Cavaletti, non si sarebbero fatti senza l’apporto determinante dei pazienti e delle loro associazioni. La loro collaborazione è stata di stimolo per ottenere un risultato che mette al centro la complessità della persona rispetto ai singoli sintomi della sua patologia.